Il mito della resistenza

70 anni fa il secondo conflitto mondiale volgeva al termine: dopo anni di lotte e milioni di esseri umani caduti (tra soldati e civili), finalmente in Europa e nel resto del pianeta stava iniziando un periodo di pace. Adesso non ci sembra vero, ma se in tutto questo tempo abbiamo potuto costruire un mondo migliore (per quanto possibile) e non si è verificato un terzo conflitto mondiale, è anche e soprattutto merito dei nostri nonni e bis-nonni.

Il mito della resistenza si è per fortuna tramandato anche alle ultime generazioni, anche grazie alla divulgazione dell’argomento nelle scuole e nei libri di testo. In Italia furono i partigiani ad opporsi ai soldati nazisti presenti sul nostro territorio: molti persero la vita, ma fu grazie a loro se fu possibile celebrare il 23 aprile 1945 la liberazione d’Italia. Persone come Felice Cascione si batterono per liberarci dall’oppressione degli invasori, addirittura perdendo la vita.

Molti dei partigiani impegnati nel conflitto sono però sopravvissuti (ad esempio Cino Moscatelli ed Enrico Martini solo per citarne due), e si può immaginare come quei due anni di lotte per rivendicare la propria (nostra) libertà siano stati una palestra di resilienza che ha riguardato intere comunità. Lo shock come si può immaginare fu incredibile, ed è proprio dal dopoguerra che si fondò la psicologia positiva, quando si iniziò a notare che molte persone – in precedenza fiduciose nei propri mezzi – erano diventate sfiduciate e in preda a crisi ansiose.

Molti individui furono colti da crisi depressive che non passavano mai: la guerra aveva sottratto loro non solo tempo, denaro e in alcuni casi l’integrità fisica, ma anche e soprattutto la loro identità. La psicologia del tempo perciò si concentrò maggiormente nel curare le patologie mentali, nel rendere la vita degli individui più produttive e soddisfacenti e infine nell’identificare e coltivare i talenti.

Certo, non tutti i superstiti di quel periodo furono colti da crisi identitarie rilevanti: ognuno è fatto a modo proprio, ma soprattutto ognuno reagisce in maniera diversa agli eventi. Anche questo è la resilienza.